





Premessa
Barricata nasce per contribuire al tentativo di rivitalizzare il dibattito politico a Milano, cercando di aggiungere strumenti e visioni per contrastare alcune tendenze che stanno cambiando la nostra Città.
Lo facciamo con la consapevolezza del fatto che molti di questi mutamenti sono il frutto di fenomeni globali con la convinzione che certe direzioni intraprese in risposta a questi mutamenti, siano contrari alla tradizione e alla storia politica di questa Città, che con il suo rito ambrosiano ha sempre trovato un proprio modus vivendi nelle cose del mondo.
Si tratta di processi non avviati dalla cittadinanza o dalla politica, ma subiti passivamente dalla prima e assecondati dalla seconda, nella sempre più diffusa convinzione che gli avvenimenti e gli eventi che ci circondano siano inevitabili, imprevedibili e, soprattutto, ingovernabili. Le persone non si sentono realmente padrone del proprio destino e non si sentono in grado di incidere sulla realtà che li circonda. Da questo sentimento di rassegnazione e di sfiducia verso la possibilità incidere – che si manifesta nella mancata partecipazione alle Istituzioni collettive – non sono esenti i milanesi, i quali sempre di meno partecipano alla vita pubblica. Lo si vede chiaramente nell’andamento trentennale dell’affluenza alle amministrative: nel 1993, su più di un milione di milanesi aventi diritto, si recano a votare più di 900 mila persone (81% di affluenza); in seguito, su un milione di elettori circa, nel ’97 795 mila (72%), nel 2001 872 mila (82%), nel 2006 694 mila (67,31%), nel 2011 679 mila (67,54%), nel 2016 550 mila (54,66%) e nel 2021 491 mila (47,7%).
Vi è poi l’assenza di una visione politica nella classe dirigente cittadina, che sembra aver deciso di rinunciare al proprio ruolo innovativo e decisionale. La politica cittadina ha paralizzato in questi anni il dibattito pubblico, ritagliandosi un ruolo decisionale solo su questioni marginali.
Quella che oggi è la città di Milano, nel bene e nel male, è il risultato di una costante assenza della Politica dalla realtà cittadina.
I politici milanesi hanno scelto di non interpretare le trasformazioni, ma al più accompagnare o cavalcare gli eventi. Le organizzazioni politiche non sono luogo di elaborazione ma di staff leasing; mentre i vertici cittadini sono sempre più simili ai vertici di una società finanziaria moderna, in cui il rapporto tra gestori e azionisti è strettamente collegato a pochissimi momenti assembleari già preparati.
Di fronte all’esplosione delle contraddizioni che accompagnano i cambiamenti non controllati, la politica si è trincerata dietro alla ripetizione ossessiva del «non c’è alternativa»; liturgia che squalifica il ruolo del politico e affida il compito di affrontare i cambiamenti reali nella vita delle persone a logiche prive di controllo democratico.
Non è sempre stato così.
Decenni di storia politica milanese ci raccontano altro, ci rivelano una politica protagonista che attivamente svolge il suo ruolo di laboratorio di soluzioni condivise, solidali e che ancora oggi rappresentano un lascito per la Città. Un’eredità che ci parla di interventi continui per risolvere i problemi sociali: la creazione di società di mutuo soccorso come l’Umanitaria, che costruiscono i primi quartieri operai; i primi mercati comunali coperti, che nascono per diminuire il prezzo del cibo attraverso l’abbattimento del costo dei locali per i negozianti; l’Azienda Elettrica Municipale (AEM), che nasce per affrancarsi dal monopolio di Edison e fornire energia ad un costo minore. Si tratta di un patrimonio storico politico esemplare a cui la politica attuale dovrebbe attingere per trarre ispirazione nella realizzazione di soluzioni ai problemi sociali odierni.
Il presente documento ha l’ambizioso obiettivo di contribuire allo sforzo di riabilitare questa prospettiva. Utilizzando come veicolo proposte concrete e realizzabili nella città di Milano, attraverso un fondamentale ruolo attivo del Comune, che deve riaffermarsi come istituzione pubblica capace di connettere e coordinare le energie sociali, culturali ed economiche. Le proposte delineate sono espressione di una volontà politica chiara e determinata, orientata a ridurre i costi per i cittadini, a responsabilizzare le grandi forze economiche cittadine nella loro funzione sociale e a ottenere risultati immediati e duraturi in settori chiave come clima, scuola, casa, economia e coesione sociale.
Così come tra il 18 e il 22 marzo 1848 le barricate nelle strade furono un elemento fondamentale per slanciarsi verso la liberazione cittadina e nazionale, così le idee siano le moderne barricate da cui partire.
Barricata nasce per contribuire al tentativo di rivitalizzare il dibattito politico a Milano, cercando di aggiungere strumenti e visioni per contrastare alcune tendenze che stanno cambiando la nostra Città.
Lo facciamo con la consapevolezza del fatto che molti di questi mutamenti sono il frutto di fenomeni globali con la convinzione che certe direzioni intraprese in risposta a questi mutamenti, siano contrari alla tradizione e alla storia politica di questa Città, che con il suo rito ambrosiano ha sempre trovato un proprio modus vivendi nelle cose del mondo.
Si tratta di processi non avviati dalla cittadinanza o dalla politica, ma subiti passivamente dalla prima e assecondati dalla seconda, nella sempre più diffusa convinzione che gli avvenimenti e gli eventi che ci circondano siano inevitabili, imprevedibili e, soprattutto, ingovernabili. Le persone non si sentono realmente padrone del proprio destino e non si sentono in grado di incidere sulla realtà che li circonda. Da questo sentimento di rassegnazione e di sfiducia verso la possibilità incidere – che si manifesta nella mancata partecipazione alle Istituzioni collettive – non sono esenti i milanesi, i quali sempre di meno partecipano alla vita pubblica. Lo si vede chiaramente nell’andamento trentennale dell’affluenza alle amministrative: nel 1993, su più di un milione di milanesi aventi diritto, si recano a votare più di 900 mila persone (81% di affluenza); in seguito, su un milione di elettori circa, nel ’97 795 mila (72%), nel 2001 872 mila (82%), nel 2006 694 mila (67,31%), nel 2011 679 mila (67,54%), nel 2016 550 mila (54,66%) e nel 2021 491 mila (47,7%).
Vi è poi l’assenza di una visione politica nella classe dirigente cittadina, che sembra aver deciso di rinunciare al proprio ruolo innovativo e decisionale. La politica cittadina ha paralizzato in questi anni il dibattito pubblico, ritagliandosi un ruolo decisionale solo su questioni marginali.
Quella che oggi è la città di Milano, nel bene e nel male, è il risultato di una costante assenza della Politica dalla realtà cittadina.
I politici milanesi hanno scelto di non interpretare le trasformazioni, ma al più accompagnare o cavalcare gli eventi. Le organizzazioni politiche non sono luogo di elaborazione ma di staff leasing; mentre i vertici cittadini sono sempre più simili ai vertici di una società finanziaria moderna, in cui il rapporto tra gestori e azionisti è strettamente collegato a pochissimi momenti assembleari già preparati.
Di fronte all’esplosione delle contraddizioni che accompagnano i cambiamenti non controllati, la politica si è trincerata dietro alla ripetizione ossessiva del «non c’è alternativa»; liturgia che squalifica il ruolo del politico e affida il compito di affrontare i cambiamenti reali nella vita delle persone a logiche prive di controllo democratico.
Non è sempre stato così.
Decenni di storia politica milanese ci raccontano altro, ci rivelano una politica protagonista che attivamente svolge il suo ruolo di laboratorio di soluzioni condivise, solidali e che ancora oggi rappresentano un lascito per la Città. Un’eredità che ci parla di interventi continui per risolvere i problemi sociali: la creazione di società di mutuo soccorso come l’Umanitaria, che costruiscono i primi quartieri operai; i primi mercati comunali coperti, che nascono per diminuire il prezzo del cibo attraverso l’abbattimento del costo dei locali per i negozianti; l’Azienda Elettrica Municipale (AEM), che nasce per affrancarsi dal monopolio di Edison e fornire energia ad un costo minore. Si tratta di un patrimonio storico politico esemplare a cui la politica attuale dovrebbe attingere per trarre ispirazione nella realizzazione di soluzioni ai problemi sociali odierni.
Il presente documento ha l’ambizioso obiettivo di contribuire allo sforzo di riabilitare questa prospettiva. Utilizzando come veicolo proposte concrete e realizzabili nella città di Milano, attraverso un fondamentale ruolo attivo del Comune, che deve riaffermarsi come istituzione pubblica capace di connettere e coordinare le energie sociali, culturali ed economiche. Le proposte delineate sono espressione di una volontà politica chiara e determinata, orientata a ridurre i costi per i cittadini, a responsabilizzare le grandi forze economiche cittadine nella loro funzione sociale e a ottenere risultati immediati e duraturi in settori chiave come clima, scuola, casa, economia e coesione sociale.
Così come tra il 18 e il 22 marzo 1848 le barricate nelle strade furono un elemento fondamentale per slanciarsi verso la liberazione cittadina e nazionale, così le idee siano le moderne barricate da cui partire.
Barricata nasce per contribuire al tentativo di rivitalizzare il dibattito politico a Milano, cercando di aggiungere strumenti e visioni per contrastare alcune tendenze che stanno cambiando la nostra Città.
Lo facciamo con la consapevolezza del fatto che molti di questi mutamenti sono il frutto di fenomeni globali con la convinzione che certe direzioni intraprese in risposta a questi mutamenti, siano contrari alla tradizione e alla storia politica di questa Città, che con il suo rito ambrosiano ha sempre trovato un proprio modus vivendi nelle cose del mondo.
Si tratta di processi non avviati dalla cittadinanza o dalla politica, ma subiti passivamente dalla prima e assecondati dalla seconda, nella sempre più diffusa convinzione che gli avvenimenti e gli eventi che ci circondano siano inevitabili, imprevedibili e, soprattutto, ingovernabili. Le persone non si sentono realmente padrone del proprio destino e non si sentono in grado di incidere sulla realtà che li circonda. Da questo sentimento di rassegnazione e di sfiducia verso la possibilità incidere – che si manifesta nella mancata partecipazione alle Istituzioni collettive – non sono esenti i milanesi, i quali sempre di meno partecipano alla vita pubblica. Lo si vede chiaramente nell’andamento trentennale dell’affluenza alle amministrative: nel 1993, su più di un milione di milanesi aventi diritto, si recano a votare più di 900 mila persone (81% di affluenza); in seguito, su un milione di elettori circa, nel ’97 795 mila (72%), nel 2001 872 mila (82%), nel 2006 694 mila (67,31%), nel 2011 679 mila (67,54%), nel 2016 550 mila (54,66%) e nel 2021 491 mila (47,7%).
Vi è poi l’assenza di una visione politica nella classe dirigente cittadina, che sembra aver deciso di rinunciare al proprio ruolo innovativo e decisionale. La politica cittadina ha paralizzato in questi anni il dibattito pubblico, ritagliandosi un ruolo decisionale solo su questioni marginali.
Quella che oggi è la città di Milano, nel bene e nel male, è il risultato di una costante assenza della Politica dalla realtà cittadina.
I politici milanesi hanno scelto di non interpretare le trasformazioni, ma al più accompagnare o cavalcare gli eventi. Le organizzazioni politiche non sono luogo di elaborazione ma di staff leasing; mentre i vertici cittadini sono sempre più simili ai vertici di una società finanziaria moderna, in cui il rapporto tra gestori e azionisti è strettamente collegato a pochissimi momenti assembleari già preparati.
Di fronte all’esplosione delle contraddizioni che accompagnano i cambiamenti non controllati, la politica si è trincerata dietro alla ripetizione ossessiva del «non c’è alternativa»; liturgia che squalifica il ruolo del politico e affida il compito di affrontare i cambiamenti reali nella vita delle persone a logiche prive di controllo democratico.
Non è sempre stato così.
Decenni di storia politica milanese ci raccontano altro, ci rivelano una politica protagonista che attivamente svolge il suo ruolo di laboratorio di soluzioni condivise, solidali e che ancora oggi rappresentano un lascito per la Città. Un’eredità che ci parla di interventi continui per risolvere i problemi sociali: la creazione di società di mutuo soccorso come l’Umanitaria, che costruiscono i primi quartieri operai; i primi mercati comunali coperti, che nascono per diminuire il prezzo del cibo attraverso l’abbattimento del costo dei locali per i negozianti; l’Azienda Elettrica Municipale (AEM), che nasce per affrancarsi dal monopolio di Edison e fornire energia ad un costo minore. Si tratta di un patrimonio storico politico esemplare a cui la politica attuale dovrebbe attingere per trarre ispirazione nella realizzazione di soluzioni ai problemi sociali odierni.
Il presente documento ha l’ambizioso obiettivo di contribuire allo sforzo di riabilitare questa prospettiva. Utilizzando come veicolo proposte concrete e realizzabili nella città di Milano, attraverso un fondamentale ruolo attivo del Comune, che deve riaffermarsi come istituzione pubblica capace di connettere e coordinare le energie sociali, culturali ed economiche. Le proposte delineate sono espressione di una volontà politica chiara e determinata, orientata a ridurre i costi per i cittadini, a responsabilizzare le grandi forze economiche cittadine nella loro funzione sociale e a ottenere risultati immediati e duraturi in settori chiave come clima, scuola, casa, economia e coesione sociale.
Così come tra il 18 e il 22 marzo 1848 le barricate nelle strade furono un elemento fondamentale per slanciarsi verso la liberazione cittadina e nazionale, così le idee siano le moderne barricate da cui partire.
Alcune proposte
Zone urbane a tutela sociale
01
Istituire in alcune aree della città – in particolare quelle soggette a forte pressione immobiliare e turistica (es. Navigli, Isola, Brera, Porta Venezia, Lambrate) – Zone Urbane a Tutela Sociale: aree soggette a speciali vincoli urbanistici e abitativi, pensati per preservare la composizione sociale e calmierare l’effetto espulsivo del mercato.
Zone urbane a tutela sociale
01
Istituire in alcune aree della città – in particolare quelle soggette a forte pressione immobiliare e turistica (es. Navigli, Isola, Brera, Porta Venezia, Lambrate) – Zone Urbane a Tutela Sociale: aree soggette a speciali vincoli urbanistici e abitativi, pensati per preservare la composizione sociale e calmierare l’effetto espulsivo del mercato.
Zone urbane a tutela sociale
01
Istituire in alcune aree della città – in particolare quelle soggette a forte pressione immobiliare e turistica (es. Navigli, Isola, Brera, Porta Venezia, Lambrate) – Zone Urbane a Tutela Sociale: aree soggette a speciali vincoli urbanistici e abitativi, pensati per preservare la composizione sociale e calmierare l’effetto espulsivo del mercato.
Scuole rifugio climatico
02
Promuovere un programma di riqualificazione climatica dei cortili scolastici, con priorità ai quartieri più densamente popolati e meno dotati di verde attraverso rimozione dell’asfalto, inserimento di alberature e suoli permeabili, installazione di strutture d’ombra.
Nei mesi estivi, le scuole aderenti al programma verrebbero aperte come rifugi climatici.
Scuole rifugio climatico
02
Promuovere un programma di riqualificazione climatica dei cortili scolastici, con priorità ai quartieri più densamente popolati e meno dotati di verde attraverso rimozione dell’asfalto, inserimento di alberature e suoli permeabili, installazione di strutture d’ombra.
Nei mesi estivi, le scuole aderenti al programma verrebbero aperte come rifugi climatici.
Scuole rifugio climatico
02
Promuovere un programma di riqualificazione climatica dei cortili scolastici, con priorità ai quartieri più densamente popolati e meno dotati di verde attraverso rimozione dell’asfalto, inserimento di alberature e suoli permeabili, installazione di strutture d’ombra.
Nei mesi estivi, le scuole aderenti al programma verrebbero aperte come rifugi climatici.
Infrastruttura logistica comunale
03
Promuovere il comune come raccordo logistico tramite strutture diffuse nella città: armadi con cassette di sicurezza per il ritiro dei pacchi in luoghi pubblici strategici, micro-hub di quartiere collegati tramite la rete metropolitana e un sistema di stimolo e aiuto alle cargo bike e a chi le guida.
Infrastruttura logistica comunale
03
Promuovere il comune come raccordo logistico tramite strutture diffuse nella città: armadi con cassette di sicurezza per il ritiro dei pacchi in luoghi pubblici strategici, micro-hub di quartiere collegati tramite la rete metropolitana e un sistema di stimolo e aiuto alle cargo bike e a chi le guida.
Infrastruttura logistica comunale
03
Promuovere il comune come raccordo logistico tramite strutture diffuse nella città: armadi con cassette di sicurezza per il ritiro dei pacchi in luoghi pubblici strategici, micro-hub di quartiere collegati tramite la rete metropolitana e un sistema di stimolo e aiuto alle cargo bike e a chi le guida.
Riaprire i navigli
04
Ritornarne a parlare dei navigli vuol dire avviare un progetto di riapertura selettiva di tratti dei Navigli, con funzione prioritaria di drenaggio, raffrescamento urbano e creazione di corridoi ecologici.
Riaprire i navigli
04
Ritornarne a parlare dei navigli vuol dire avviare un progetto di riapertura selettiva di tratti dei Navigli, con funzione prioritaria di drenaggio, raffrescamento urbano e creazione di corridoi ecologici.
Riaprire i navigli
04
Ritornarne a parlare dei navigli vuol dire avviare un progetto di riapertura selettiva di tratti dei Navigli, con funzione prioritaria di drenaggio, raffrescamento urbano e creazione di corridoi ecologici.
Riappropriarsi degli spazi democratici cittadini
05
Il Consiglio Comunale deve ritornare ad essere il luogo primario del dibattito pubblico e politico sulle grandi questioni urbane: è lì che Giunta, forze politiche, cittadini organizzati e associazioni devono potersi confrontare apertamente, con tempi, strumenti e garanzie adeguate.
Riappropriarsi degli spazi democratici cittadini
05
Il Consiglio Comunale deve ritornare ad essere il luogo primario del dibattito pubblico e politico sulle grandi questioni urbane: è lì che Giunta, forze politiche, cittadini organizzati e associazioni devono potersi confrontare apertamente, con tempi, strumenti e garanzie adeguate.
Riappropriarsi degli spazi democratici cittadini
05
Il Consiglio Comunale deve ritornare ad essere il luogo primario del dibattito pubblico e politico sulle grandi questioni urbane: è lì che Giunta, forze politiche, cittadini organizzati e associazioni devono potersi confrontare apertamente, con tempi, strumenti e garanzie adeguate.
Municipalizzate!
06
È necessario ripensare completamente il ruolo delle società partecipate come strumenti della politica urbana, tornando alla “via milanese” del partenariato pubblico-privato per coniugare efficienza e controllo pubblico.
Un esempio possibile? Il caso San Siro. Invece di regalare l’area alle due squadre, si sarebbe potuta costituire una società mista a tre: Comune, Inter e Milan.
Municipalizzate!
06
È necessario ripensare completamente il ruolo delle società partecipate come strumenti della politica urbana, tornando alla “via milanese” del partenariato pubblico-privato per coniugare efficienza e controllo pubblico.
Un esempio possibile? Il caso San Siro. Invece di regalare l’area alle due squadre, si sarebbe potuta costituire una società mista a tre: Comune, Inter e Milan.
Municipalizzate!
06
È necessario ripensare completamente il ruolo delle società partecipate come strumenti della politica urbana, tornando alla “via milanese” del partenariato pubblico-privato per coniugare efficienza e controllo pubblico.
Un esempio possibile? Il caso San Siro. Invece di regalare l’area alle due squadre, si sarebbe potuta costituire una società mista a tre: Comune, Inter e Milan.
Centri civici di integrazione
08
L’istituzione di un Centro Civico Interculturale in ogni Municipio rappresenta un investimento a lungo termine nella coesione sociale. Gestiti con un modello misto pubblico-privato sociale, oltre a offrire servizi di orientamento, sportelli legali, corsi di lingua e laboratori per l’inserimento lavorativo, potrebbero diventare luoghi di produzione culturale, confronto politico e socialità.
Centri civici di integrazione
08
L’istituzione di un Centro Civico Interculturale in ogni Municipio rappresenta un investimento a lungo termine nella coesione sociale. Gestiti con un modello misto pubblico-privato sociale, oltre a offrire servizi di orientamento, sportelli legali, corsi di lingua e laboratori per l’inserimento lavorativo, potrebbero diventare luoghi di produzione culturale, confronto politico e socialità.
Centri civici di integrazione
08
L’istituzione di un Centro Civico Interculturale in ogni Municipio rappresenta un investimento a lungo termine nella coesione sociale. Gestiti con un modello misto pubblico-privato sociale, oltre a offrire servizi di orientamento, sportelli legali, corsi di lingua e laboratori per l’inserimento lavorativo, potrebbero diventare luoghi di produzione culturale, confronto politico e socialità.
Intervento diretto nel mercato della somministrazione del cibo
07
Milano Ristorazione potrebbe aprirsi al servizio diretto alla Città realizzando delle tavole calde che offrano pasti pronti e piatti caldi, cucinati in loco o riscaldati. Un’iniziativa economica che preveda l’apertura di 9 Tavole Calde, una per ogni Zona, con capacità di centinaia di posti a sedere, potrebbe fornire un’alternativa valida ed economicamente più accessibile a tutti i cittadini.
Intervento diretto nel mercato della somministrazione del cibo
07
Milano Ristorazione potrebbe aprirsi al servizio diretto alla Città realizzando delle tavole calde che offrano pasti pronti e piatti caldi, cucinati in loco o riscaldati. Un’iniziativa economica che preveda l’apertura di 9 Tavole Calde, una per ogni Zona, con capacità di centinaia di posti a sedere, potrebbe fornire un’alternativa valida ed economicamente più accessibile a tutti i cittadini.
Intervento diretto nel mercato della somministrazione del cibo
07
Milano Ristorazione potrebbe aprirsi al servizio diretto alla Città realizzando delle tavole calde che offrano pasti pronti e piatti caldi, cucinati in loco o riscaldati. Un’iniziativa economica che preveda l’apertura di 9 Tavole Calde, una per ogni Zona, con capacità di centinaia di posti a sedere, potrebbe fornire un’alternativa valida ed economicamente più accessibile a tutti i cittadini.
